Caro diario,
io ti ho inaugurato dalla corsia di un Pronto Soccorso, dove qualcuno pensava che potessi anche essermi rotto una costola a furia di tossire per la mia cronica bronchite stagionale, e invece col senno di poi mi stavo più che altro rompendo le palle.
Poi sono partite le dirette Facebook (la prima da Cantù e la seconda da Como) e sono cambiati gli stati su Whatsapp. Qualcuno si è giustamente preoccupato, qualcuno si è preoccupato fin troppo, qualcuno se ne è sbattuto le balle.
Io nel frattempo ne sono uscito direi “naturalmente”, nel senso che nessun medico si è più spinto oltre la diagnosi di bronchite, e io con una pazienza che non sapevo di avere sono riuscito a tenere duro e veder svanire pian piano il dolore al petto.
Cos’era alla fine?
Boh! uno strappo muscolare, sembrerebbe… ma a questo punto poco importa.
Ci tenevo a mettere la parola fine a questa faccenda, rimettendo peraltro su whatsapp uno stato meno allarmante dell’attuale:
Ma ci tenevo anche a rendere partecipi i miei lettori dell’avventura di quei due giorni di Pronto Soccorso, visto che giusto qualche sera fa stavo seguendo un interessante servizio in TV (tardi, perché la prima serata è dedicata alle minchiate per le pecore) che parlava proprio degli ospedali italiani e della gestione di code, liste d’attesa, priorità, eccetera.
Scavando nell’archivio appunti ho trovato diversi spunti, per cui inizio a trascrivere…
Pronto soccorso di Cantù
[Martedì 31 ottobre 2017]
Ore 23.00
arrivo al Pronto Soccorso e faccio l’accettazione. Codice Verde (mai capito perché il default sia quello senza manco sapere cosa hai)
Ore 23.15
verifica dei parametri vitali (battiti, pressione, elettrocardiogramma); viste le mie evidenti difficoltà a sdraiarmi e a rialzarmi la domanda “preferisci stare sulla barella o sulla carrozzina” a cui rispondo cordiale “col cazzo, io sto in piedi che è l’unica posizione che tollero!” e allora vengo rimandato in sala d’aspetto con la classica frase “aspetti li 20 minuti che arriva il medico”
Ore 23.??
i 20 minuti sono trascorsi ma è normale che ci sia un po’ di ritardo
Ore 00.30
la fame inizia a farsi sentire, dal momento che la cena è saltata, e allora chiedo in giro se c’è un distributore di merendine (sperando in quei fantastici tramezzini freddi come il marmo ma gustosissimi, a mio avviso) e mi viene risposto che la macchinetta è nell’altra ala dell’ospedale
Ore 00.50
Giulia rientra dalla trasferta alla macchinetta accompagnata dall’individuo con faccia da brutto ceffo ma cuore grande con in mano niente. La macchinetta era sostanzialmente vuota. Pare infatti sia quella che alimenta l’intera struttura…
Ore 01.00
Decidiamo che di fame non vogliamo morire e allora facciamo il giro delle pizzeria da asporto e troviamo la salvezza in Pizze Pazze in piazza Garibaldi. Giulia si fionda a recuperare qualche trancio rimasto e torna vittoriosa. Io faccio anche il gentile chiedendo se qualcuno degli altri in attesa (quelli che stanno resistendo) ne vuole ma il nervosismo sembra aver tolto loro appetito. Meglio per me, io ho sempre fame.
Ore 01.30
La fame si è placata e torna a farsi sentire il nervosismo da presa per il culo, perché ormai da un’oretta non stanno più entrando nuovi pazienti a cui dare priorità (nessuno si lamenta, spero, se viene sorpassato in coda da una barella con un individuo tutto sanguinante) e allora mi riaffaccio all’accettazione, da cui riesco a percepire il vuoto cosmico che pervade le corsie interne
Ore 02.00
Inizio a preoccuparmi dell’orario, perché è pur sempre la serata di Halloween, e le statistiche dicono che qualche casotto succederà e temo di trascorrere l’intera notte lì, senza essere sufficientemente attrezzato.
Ore 02:10
Mi alzo e chiedo formalmente spiegazioni all’infermiere dietro l’accettazione che risponde così: “eh, ci sono degli anziani che sono stanchi e vogliono andare a casa. Abbiamo un solo medico che sta gestendo le pratiche per le dimissioni e poi riprende le visite”
Io resto senza parole, afferro Giulia con il braccio buono, saluto nervosamente gli altri presenti (di cui uno si è detto figlio di una signora e tale figlio avrà avuto 65 anni.. voglio bene alla signora, ma se rientra nel numero di quelli che sono “stanchi e vogliono essere dimessi” rientra allora anche nel numero di quelli che mi stanno sul cazzo) e ce ne andiamo.
Trascorrere la notte in attesa seduti al Pronto Soccorso o cercare di riposare nel proprio letto è uguale, e il giorno dopo mi presento al Pronto Soccorso dell’Ospedale S. Anna “Nuovo”, a Montano Lucino, per intenderci.
E i miei escamotage per ottenere il codice giallo saranno oggetto del prossimo post 🙂